Intervista Culinaria con Eleonora Cruciani ("Le piume del Colibrì").

Aggiornato il: 29 mar 2020

9 personaggi, 9 domande e 9 risposte che ci raccontano di loro e del loro rapporto con il cibo, con i ricordi e con le persone.




Eleonora Cruciani aka "Le piume del Colibrì", appassionata di scrittura, musica e cinema ma soprattutto creatrice di abiti meravigliosi che raccontano storie di donne coraggiose, colte, rivoluzionarie ed emozionanti.

Qual è il ricordo più lontano che hai legato al cibo?

Che sia positivo o negativo, torna a farti visita e in qualche modo ti condiziona?

Ne ho due in realtà, uno positivo e uno negativo.

Quello negativo è legato ai pranzi fatti in mensa alla scuola materna ma non per quello che mangiavo ma per dove lo mangiavo.

Il pranzo ci veniva servito in piatti di vetro giallo trasparente, molto anni '70.

Mi ricordo perfettamente questi piatti e la sensazione di costrizione: l'obbligo di dover mangiare qualcosa per forza.

Le due cose insieme più il fatto che il pasto non era mai caldo ma sempre tiepido, hanno costruito questo ricordo negativo.


Il ricordo positivo è invece legato alle colazioni che facevo in giardino a casa di mia nonna.

Mi piaceva il fatto di poter prendere un pezzo di torta, uscire in giardino con questo piatto in mano e poter mangiare seduta a terra o dove preferissi.

Quindi la libertà di scegliere cosa, come e quanto mangiare.

Ricordo che avevo il permesso di tagliare la torta da sola già a 5/6 anni, cosa che di solito ai bambini è vietata.

I due ricordi sono agli opposti, costrizione e libertà.

Questo protendere e preferire la libertà mi condiziona ancora oggi: sono molto poco legata agli orari dei pranzi e della cena ad esempio.

Il piatto giallo di vetro me lo sono ritrovato nella casa dell'Università ed era stato rinominato "il piatto della dieta" proprio perchè non riuscivo a mangiare nulla di quello che conteneva.

Tornando da scuola affamata, da piccola, cosa speravi di trovare da mangiare?

Cosa trovavi?

C'era qualcosa che i tuoi genitori ti preparavano o compravano per farti contenta?

Non sono mai stata una bambina inappetente e quindi non ero nemmeno di grandi pretese.

Mia mamma non ha mai avuto problemi a farmi mangiare, diciamo che ero un piccolo altoforno, un inceneritore.

Una cosa che mi piaceva molto e che mi piace ancora oggi sono le polpette perchè da piccola avevo un'avversione verso il coltello quindi preferivo ciò che non aveva bisogno di essere tagliato.

Tutte le cose che si potevano mangiare solo con la forchetta per me erano un grandissimo piacere.

Quello che trovavo più spesso ad attendermi a casa erano grandi minestroni, perchè erano un modo bieco di farmi mangiare le verdure.


C'è una persona che quando la ricordi visualizzi in cucina come se appartenesse a quella stanza, se fosse parte di quella?

Chi è?

Qual è l'insegnamento che ti ha lasciato?

Io visualizzo tante persone in cucina perchè sono cresciuta con una famiglia di donne, tante zie tutte donne.

Una in particolare, Zia Marina, la ricordo sempre in cucina, era il suo habitat.

Lei non si è mai sposata, non ha avuto figli, quindi ha passato la vita a cucinare per gli altri.

Questa maternità non vissuta lei l'ha esplicata cucinando per noi nipoti, per le sue sorelle, per tutta la famiglia ma anche per estranei.

La vedo sempre lì quando la ricordo, in questa piccola cucina in una grande casa.

Nonostante lei cucinasse tantissimo aveva questo spazio raccolto per cucinare che poi si apriva su un terrazzo enorme.

Me la ricordo sempre vestita di colori sgargianti, sempre colorata e sempre senza grembiule da cucina perchè lo viveva come una costrizione, a preparare grandi pranzi domenicali, o di Natale.

Io vengo da Ascoli Piceno e abbiamo una fortissima tradizione di pranzi domenicali: ti siedi a mezzogiorno e ti alzi alle cinque del pomeriggio.

Lei preparava questi pranzi domenicali enormi e complicatissimi e diceva sempre "per cucinare un pranzo ci vogliono tante ore, per mangiare un piatto in realtà ci vogliono pochi minuti" ma questo non la distoglieva mai dal metterci tanta cura, per lei la cura "non era mai superflua".

Era una donna molto semplice però aveva ben chiaro il concetto di cura: cura del prossimo, cura dei dettagli, cura delle cose.

Questo è l'insegnamento che mi ha lasciato: anche se una cosa non è durevole, questo non ci deve esimere dal crearla con cura.

La condivione intorno al tavolo da pranzo è sempre esistita. Mangiando si parla, si discute, si litiga, si dichiarano intenti.

Ti é mai successo di affrontare un argomento importante durante un pranzo o una cena?

Quasi tutte le cose importanti della mia vita le ho dette mentre mangiavo.

Posso dire che i tavoli (di casa mia, di casa di amici, dei ristoranti) sono stati teatro delle più grandi notizie che ho dato.

Credo che sia legato al fatto che ho un rapporto molto rilassato con il cibo quindi non ho mai vissuto il momento del pasto con ansia ma mi ha sempre ben predisposto al dialogo.

Ho fatto anche dichiarazioni d'amore mentre mangiavo.

Una dichiarazione d'amore molto patita l'ho fatta di fronte ad un piatto di tagliatelle.

Quando ho vinto la borsa di studio per l'Erasmus l'ho detto a mia madre mentre mangiavamo, oppure anche la scelta di trasferirmi a Milano: tutte le informazioni veramente importanti ho scelto sempre di comunicarle mentre si mangiava. Mi succede anche che quando è tanto che non vedo una persona a me cara: sento forte l'esigenza di mangiarci insieme, come se questo facesse da veicolo per tutta l'emotività e l'interiorità che ti vuoi raccontare in quel momento.


Scegli un personaggio del passato o del presente con cui vorresti cenare.

Spiegami perchè l'hai scelto/a.

Cosa gli/le prepareresti?

Se questa domanda me l'avessero fatta dieci anni fa non avrei avuto nessun dubbio e ti avrei detto una qualche rockstar degli anni '70.

Adesso invece, da qualche anno a questa parte, è cambiata la curiosità che ho nei confronti del mondo e quindi dico mia nonna.

Se ne è andata quando io avevo 16 anni, quindi non mi ha mai vista adulta.

Ha visto in potenza tutto quello che potevo essere.

Mi piacerebbe incontrarla oggi per poter avere un confronto con lei che spesso si interrogava su che tipo di adulta sarei diventata e vedere se le cose corrispondono.

Ho avuto un rapporto molto stretto con mia nonna, nel senso che ha anche sostituito a tratti mia madre; non tanto per la presenza temporale ma per gli insegnamenti, per quello che lei ha cercato di tramandarmi pur essendo una donna molto semplice.

Aveva vissuto in due continenti: fino a 12 anni in Italia e poi trasferita in America per 40 anni.

Aveva un vissuto diverso dalle donne del tempo, era atipica, una sorta di nonna hippie quindi mi sarebbe piaciuto vedere adesso come potrei confrontarmi con una donna così perchè probabilmente da ragazzina tante sfumature le ho perse, non le ho capite.

Lei non parlava bene italiano perchè da Siciliana era partita per l'America e quindi aveva unito il dialetto con l'americano e poi tornata in Italia controvoglia aveva fatto di questa sua comunicazione una sorta di resistenza linguistica: lei poteva scegliere di non parlare Italiano.

Parlava questo linguaggio indecifrabile che per me era speciale, io la capivo e quindi avevamo un nostro linguaggio segreto.

Le preparerei qualcosa da giovani perchè nell'ultimo periodo della sua vita io ero ragazzina e lei rimaneva stupita davanti alle cose giovanili.

Rimase stranita davanti all'apertura di un negozio che serviva Kebab per strada, nel suo paesino, e quindi la porterei in un posto così.

Anche lei odiava gli orari e le costrizioni, non era la tipica nonna in cucina, quindi lo street food sarebbe l'ideale.

Parlerei con lei da donna a donna, per sapere di più della storia d'amore con mio nonno, questa relazione con un uomo molto più grande, in un paese diverso.

Da piccola lei mi parlava di questo ma io non prestavo molta attenzione a questi discorsi, oggi invece sarei curiosa di saperne di più, di conoscere lei come donna adulta.

Credi che il connubio cibo/bellezza estetica/eros sia reale?

Quanto conta per te l'estetica nel cibo?

Qual è secondo te il piatto che incarna la bellezza estetica?

Vorrei uscirne bene e dirti che per me l'estetica conta poco, invece conta tanto.

Non dico che sia più importante l'aspetto del sapore, ma sicuramente mi condiziona molto.

Mi disturba anche l'eccesso nell'altro senso: l'estrema geometria o i piatti gourmet non mi piacciono.

Sono legata ad un'estetica un po' più vecchio stampo: una fetta di torta su un bel piatto ma non ossessivamente precisa, tutte le cose rotonde, le diverse consistenze, i diversi volumi.

In generale l'estetica che piace a me non è quella spinta che si vede ora su Instagram.

Non sopporto le tanto osannate e fotografate mattonelle increspate su cui vengono serviti i dolci, gli schizzi di colore sui piatti che sembra quasi una scena splatter, i pianti freddi esteticamente, i piatti di carta e i piatti di plastica (e quelli di vetro giallo).

Un alimento che detesti, che non mangi mai o che al sol pensiero ti mette di malumore.

Un alimento che ami, che ti riscalda il cuore e che ti aiuta a riordinare i pensieri.

Potrei parlare ore su un alimento che detesto.

Ci sono cose che non mangio per scelta come le interiora, il cervello o simili ma non provo disgusto.

Tornando a quello che detesto invece l'ho scoperto per caso ed è la rapa rossa.

4/5 anni fa andai in Polonia, a Krakovia, a festeggiare un capodanno con delle amiche per raggiungere un'amica che era là.

Facemmo un viaggio della speranza con il furgone partendo da Ascoli e arrivammo totalmente impreparate agli standard alcolici polacchi che sono molto alti.

Il giorno dopo eravamo messe malissimo e andammo a pranzo a casa dei genitori di questa nostra amica che abitava lì.

Hanno tutte delle loro convezioni per cui ad esempio questi pranzi si aprono con delle cose liquide.

Ci vengono serviti questi piattini ovali, alti con dentro un brodo color rosso sangue.

Io un po' basita mi guardo intorno ma ero la più lucida del gruppo e quindi nessuno si stava preoccupando di quella brodaglia sanguigna che dovevamo mangiare.

Scopro grazie al fidanzato della mia amica, che era l'unico che parlava Italiano, che la persona seduta alla destra del capotavola doveva essere la prima a bere quel brodo rosso.

Chiaramente alla destra del capotavola c'ero io, con tutti gli occhi addosso.

Ho assaggiato ma non ho nemmeno capito il sapore perchè il fatto che sembrasse sangue mi aveva talmente bloccato che non capivo più niente, ho deglutito e pronunciato un "è buonissimo, grazie" di educazione.

Arrivata con fatica alla fine del brodo scopro che stava per partire il secondo giro visto che ci era piaciuto così tanto.

Quindi da lì è nato il mio trauma con la rapa rossa.

Tempo fa in un ristorante a Milano ho ordinato un piatto che mi stato servito con una riduzione di rapa rossa, in un attimo sono tornata in Polonia e a quel brodo.


Amo tutti i dolci.

In questo momento devo stare attenta al glutine, quindi faccio molto fatica a trovare cose che mi soddisfino.

Il glutine è in tanti comfort food e solo adesso me ne accorgo.

La colazione ad esempio è diventata difficilissima, trovo solo delle merendine confezionate al cioccolato o al cocco che non hanno il glutine ma sono piene di schifezze.

Amo la pizza, le polpette.

Alla fine ho i gusti alimentari di una bambina di 6 anni.

Mi piacerebbe dire che vado fuori di testa per uno di quei piatti ricercati ma in realtà sono veramente felice se mangio cose semplici.

Un'altra cosa che è entrata tra i miei preferiti in età adulta è il sushi, dopo non aver mangiato pesce crudo per tantissimi anni adesso mi piace molto e soprattutto posso mangiare quasi tutto, senza problemi di intolleranze.

Completa la frase:

"Cucinare è un gesto ....?"

Cucinare è un gesto che comprende tantissime cose.

Per me per anni è stato un gesto di sopravvivenza, per tante donne è un dovere (ad esempio per la mia mamma) ed è un gesto d'amore nella misura in cui lo si fa con attenzione verso la persona per cui si sta cucinando.

Una mia amica qualche sera fa mi ha invitata a cena e ha preparato tutto in modo che io potessi mangiare, questo per me è un gesto d'amore e d'amicizia per nulla banale.

E' un modo per dichiarare affetto.



Qual è la cosa peggiore che tu abbia mai mangiato?

E la cosa migliore che tu abbia mangiato?

Perchè la ritieni la migliore?

Oltre al "brodo di sangue" di cui prima, mi ricordo di una mia amica che ai tempi dell'università si dilettava in cucina ed era molto brava, che preparò la pasta con il pollo e le prugne secche.

Probabilmente non ero ancora pronta a questo accostamento di sapori e quindi lo ricordo come un pranzo difficilissimo.


La cosa più buona è legata solo a dov'ero e con chi ero.

Di cose buone ne mangiamo tantissime, quello che fa la differenza è la situazione in cui si mangia.

Una delle cose più buone è quindi stato un grande bicchiere di yogurt con sopra di tutto, mangiato ad Amsterdam con due amiche.

Sono i ricordi che fanno il cibo, che a volte cambiano anche l'idea di gusto.

Allo stesso modo sono sicura di aver mangiato cose buonissime ma a causa della situazione in cui ero non averle gustate nel modo giusto.


Parlare con Eleonora per me è stato come un viaggio.

Ha la capacità di trasportarti con la sola forza delle parole in mondi lontani e mai visti.

Ho avuto l'impressione di conoscere sua Zia Marisa, di viaggiare in America con sua nonna e di bere "brodo di sangue" in Polonia.

La stessa passione che si evince dalle sue parole è estremamente chiara nei suoi abiti.

La adoro, si capisce?

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