Intervista Culinaria con Giulio Scarano

Aggiornato il: 5 giu 2020

9 personaggi, 9 domande e 9 risposte che ci raccontano di loro e del loro rapporto con il cibo, con i ricordi e con le persone.




Giulio Scarano, attore, modello, musicista, videomaker, content creator e "influ" di successo.

Famoso per i suoi mille talenti ma soprattutto per il suo gatto Kubrick.

Qual è il ricordo più lontano che hai legato al cibo?

Che sia positivo o negativo, torna a farti visita e in qualche modo ti condiziona?

E' un ricordo positivo.

andavo alle elementari, avevo 7/8 anni e i miei genitori lavoravano entrambi.

La scuola era vicina a casa di mia nonna e quindi andavo a casa sua a pranzare e lei mi faceva sempre cose molto semplici ma erano buonissime.

Il pollo con la salvia e le patate fritte per me era una figata: mangiavo anche la salvia!

Tutt'ora mangio tanto pollo essendo molto consigliato per chi fa attività fisica (ovviamente controllandone l'origine) e ci metto ancora la salvia.

Penso a mia nonna ogni volta che aggiungo il dettaglio della salvia.

Tornando da scuola affamato, da piccola, cosa speravi di trovare da mangiare?

Cosa trovavi?

C'era qualcosa che i tuoi genitori ti preparavano o compravano per farti contento?

Quando ero piccolo mangiavo un sacco di schifezze e il mio piatto preferito erano i würstel, con ketchup e maionese che mischiavo insieme trasformandoli in salsa rosa.

Erano il premio quando facevo qualcosa di buono.

Non mi preoccupavo ovviamente della qualità del cibo e in più ero un grande fan di tutto quello che proveniva dall'America.

il mio sogno fin da bambino era la California e quindi würstel, patatine e hamburger erano il mio mondo.

Ora mi nutro in maniera sana con quinoa e bacche di goji per fare un esempio, ma sono cresciuto a patatine.

C'è una persona che quando la ricordi visualizzi in cucina come se appartenesse a quella stanza, se fosse parte di quella?

Chi è?

Qual è l'insegnamento che ti ha lasciato?

Sarò ripetitivo ma è sempre la mia nonnina.

Arrivavo a casa all'ora di pranzo e lei aveva già il grembiule ed era sempre a cucinare.

Anche legato a mia mamma ho un ricordo positivo perchè cucinava anche lei per me quando sono andato alle medie, ma lì i tempi erano ristretti perchè avevamo un'ora di tempo che corrispondeva alla pausa pranzo di mia madre.

Tutto avveniva ad una velocità inimmaginabile: arrivavo, mi lanciava il piatto sul tavolo, ingurgitavamo tutto in pochissimo tempo e lei riusciva a fare mille cose contemporaneamente come fa anche tutt'oggi.

Lei mi diceva sempre "svelto a magnarono, svelto a lavorar".

Mi è rimasta questa tendenza a mangiare velocemente che in realtà non fa bene e quindi ci sto lavorando.

Dicono che se mangi velocemente ti ricorderai solo il primo e l'ultimo boccone invece bisognerebbe imparare a gustare tutto il pasto.


La condivione intorno al tavolo da pranzo è sempre esistita. Mangiando si parla, si discute, si litiga, si dichiarano intenti.

Ti é mai successo di affrontare un argomento importante durante un pranzo o una cena?


Quando torno a casa (una volta ogni 3 mesi più o meno) il momento in cui si parla e si discute è quello in cui siamo a tavola.

Ma su questa domanda ho due storie, due momenti molto significativi.

Ricordo perfettamente il pranzo in cui ho detto ai miei genitori che avrei lasciato la mia ex fidanzata e mentre di solito, come detto prima, ingurgito tutto a grande velocità, quella volta ho mangiato poco.

Sono molto emotivo e sapevo che per loro sarebbe stato molto pesante quindi avevo lo stomaco chiuso.

Eravamo a tavola, a Treviso.

L'altra situazione importante che invece è bella è una cena a Capetown, con Michelle la mia attuale ragazza.

Seduti al tavolo del ristorante Greco "Da Maria", dopo 3 mesi da quando ci eravamo conosciuti, mi sono dichiarato.

Ricordo la salsa tzatziki, i calamari e non sono riuscito a mangiare.

Avevo lo stomaco chiuso per l'emozione.

Abbiamo bevuto due bottiglie di vino e quello mi ha aiutato molto a sciogliermi e a mettermi in gioco.


Scegli un personaggio del passato o del presente con cui vorresti cenare.

Spiegami perchè l'hai scelto/a.

Cosa gli/le prepareresti?

Penso spesso a personaggi con cui vorrei avere una conversazione.

Sicuramente tra questi c'è Leonardo Da Vinci perchè è sempre stato uno dei miei idoli.

Vorrei confrontarmi con un genio e capire le sue modalità di apprendimento.

Sono molto affascinato dal funzionamento della nostra mente, dall' automiglioramento e da tutto quello che gira intorno a questi temi.

Poter analizzare Leonardo Da Vinci oggi mi piacerebbe molto.

Gli preparerei il piatto che so fare meglio che è la carbonara.

(Giulio ha un'ossessione per la Carbonara; ndr)


Credi che il connubio cibo/bellezza estetica/eros sia reale?

Quanto conta per te l'estetica nel cibo?

Qual è secondo te il piatto che incarna la bellezza estetica?

Sono super esteta, per la la forma è fondamentale.

Sono sempre stato molto attento all'estetica, molto vanitoso e molto narciso.

Tutte le mie scelte sia riferite a me stesso che alle cose che mi circondano sono legate al "bello".

Posso anche definirmi una persona superficiale su questo punto perchè mi rendo conto che spesso sacrifico il contenuto in nome del bello.

Non è per forza una cosa negativa, bisogna semplicemente accettare che la superficialità talvolta fa parte di noi e imparare a conviverci.

L'estetica ovviamente la ricerco anche nel cibo: è fondamentale la scelta del piatto e deve essere armonico con quello che contiene.


Un alimento che detesti, che non mangi mai o che al sol pensiero ti mette di malumore.

Un alimento che ami, che ti riscalda il cuore e che ti aiuta a riordinare i pensieri.


Un alimento che detesto è facilissimo da dire: il coriandolo.

Ho scoperto di avere questa idiosincrasia atavica per il coriandolo in Ecuador quando mi hanno fatto mangiare il ceviche.

Ero in una situazione molto formale, a cena con persone importanti e tutti mi parlavano di questo ceviche ed era pieno di coriandolo ma io non lo sapevo perchè non l'avevo mai mangiato prima.

Il disgusto per il coriandolo per alcune persone è una cosa genetica, non viene riconosciuto dal nostro organismo ma interpretato come velenoso e quindi al gusto risulta come "sapone".

Anche solo una briciola per me è deleteria, me ne accorgo immediatamente.

Alla prima forchettata di quel ceviche ho riconosciuto il coriandolo ed è stato drammatico.


Per quanto riguarda l'alimento che amo non dirò carbonara perchè è scontato, ma ne ho diversi perchè vado un po' a periodi.

In questo momento ho il "trip" della crema di pistacchio che può andare su qualsiasi cosa: con il cioccolato, nel tiramisù, con il pane.


Completa la frase:

"Cucinare è un gesto ....?"

Cucinare è un gesto d'amore.

Sia verso sé stessi che verso gli altri, ha la stessa valenza.



Qual è la cosa peggiore che tu abbia mai mangiato?

E la cosa migliore che tu abbia mangiato?

Perchè la ritieni la migliore?

La cosa peggiore è il ceviche di cui parlavo prima.

Ero in Equador con la mia migliore amica e non conoscevo le persone con cui eravamo a tavola quindi ho dovuto anche fare "buon viso a cattivo gioco".

Loro continuavano a portarmelo perchè sembrava mi piacesse anche se le mie espressioni in realtà erano di sofferenza.

Alla fine ho detto che ero sazio e per fortuna hanno smesso.

Dopo ho confessato alla mia amica che non avrei mai più mangiato il ceviche in vita mia.


Per la cosa migliore non posso dire la carbonara, vero?

Allora il Tiramisù della Carla, mia mamma, per il legame affettivo perchè lo facevamo sempre insieme.

Il tiramisù è nato nella mia città, Treviso, ed è il mio dolce preferito insieme alla Sacher Torte.


Con Giulio abbiamo parlato molto di carbonara in tutte le sue declinazioni ma soprattutto abbiamo parlato di come funziona la nostra mente.

L'intensità emotiva nei ricordi fa in modo che quelli rimangano nitidi, rende i dettagli perfettamente presenti ed indelebili.

Mentre i ricordi negativi spesso meno nitidi e nascosti nei meandri della nostra mente in realtà ci condizionano e sono saldamente legati alla nostra persona e alle scelte che facciamo.

Abbiamo parlato di aspettative e di quanto spesso siano un limite verso il raggiungimento della felicità.

Giulio parla spesso di mindfulness nei suoi contenuti e durante l'intervista abbiamo affrontato il discorso dell'ansia e di come si può domarla e gestirla.

L'ansia deriva dall'enormità di informazioni che riceviamo e che le persone sensibili hanno difficoltà a controllare.

Se una cosa non va come tu ti aspetti, inizia lo stress e quindi l'ansia.

Il cibo stesso fa parte del processo di mindfulness, ogni boccone deve essere mangiato come fosse il più bello, buono e perfetto possibile.

Questo è il modo per rendersi presente verso quello che si sta facendo in quel momento e di goderne il più possibile.

Se si è presenti a sé stessi non c'è spazio per l'ansia.

E' molto importante allontanare da noi il telefono nel momento in cui mangiamo: uno studio dice che ogni volta che riceviamo una notifica avviene una dinamica schizofrenica a livello cognitivo. C'è un rilascio di dopamina a livello biochimico ma c'è anche una situazione di stress perchè senti la necessità di rispondere velocemente a quella notifica.

Questa doppia reazione che risiede in una cosa così piccola come la notifica di un messaggio ci racconta tantissimo della società moderna e di tutto lo stress e le difficoltà mentali che viviamo.

Questi problemi e malattie mentali sono in aumento e sono difficili da combattere, per questo ho scelto di parlare di mindfulness, di meditazione e di miglioramento di sé stessi.

La relazione di Giulio con la splendida Michelle è molto legata al sano approccio verso il cibo e al suo godimento a 360 gradi: dalla scelta delle materie prime, al digiuno intermittente fino alla scelta del ristorante in cui pranzare o cenare, tutto segue una precisa filosofia.

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