Intervista Culinaria con Violeta Benini

9 personaggi, 9 domande e 9 risposte che ci raccontano di loro e del loro rapporto con il cibo, con i ricordi e con le persone.



Violeta Benini, l'ostetrica più famosa d'Italia e la donna che ha sdoganato i temi intimi sui social.

"Divulvatrice" è il termine con cui si definisce e con il quale su instragram fa divulgazione su sessualità, benessere e felicità di clitoridi e peni.

Qual è il ricordo più lontano che hai legato al cibo?

Che sia positivo o negativo, torna a farti visita e in qualche modo ti condiziona?

Il ricordo più vecchio, quindi di quando ero bambina, non è molto nitido ma ricordo il "locro", questo cibo tipico Argentino che è una specie di trippa in umido particolare con legumi e pomodoro.

Non ricordo la ricetta precisa ma è un cibo che viene preparato in occasioni di festività nazionali quindi non è un cibo che trovi sempre.

E' un cibo non semplice da preparare a casa perché prevede una cottura molto lenta e molto lunga in grandi calderoni.

Ogni volta che sono tornata in argentina non ho mai avuto occasione di rimangiarlo quindi mi è rimasta un po' questa voglia di riprovarlo.

Non è un alimento che mi condiziona.

Tornando da scuola affamata, da piccola, cosa speravi di trovare da mangiare?

Cosa trovavi?

C'era qualcosa che i tuoi genitori ti preparavano o compravano per farti contenta?

Fino ai 10 anni cucinava mia madre e non ricordo assolutamente i pranzi forse perchè spesso mangiavo a mensa.

Dopo i 10 anni ho iniziato a cucinare io e di solito facevo una pasta semplice, con olio o altri condimenti.

A volte andavo da mia zia e lei cucinava e mi chiedeva cosa desideravo, ma soprattutto da grande ho programmato insieme a lei cose più buone da mangiare insieme.

Ho vissuto con lei per un periodo da grande perchè a casa mia c'erano i lavori in corso e da lei ho imparato il gusto e il piacere di mangiare bene e ricordo un pranzo in cui mi preparò un "pidgeon pie".

Era uno dei suoi piccioni quindi c'era stata una preparazione tradizionale molto curata.


C'è una persona che quando la ricordi visualizzi in cucina come se appartenesse a quella stanza, se fosse parte di quella?

Chi è?

Qual è l'insegnamento che ti ha lasciato?

Mia zia.

Mi ha insegnato a cucinare, ad apprezzare il buon cibo e anche ad essere super critica.

Siamo simili in questo ed andiamo molto d'accordo quindi quando capita di assaggiare qualcosa sia io che lei cerchiamo l'eccellenza e quindi siamo pignole.


La condivione intorno al tavolo da pranzo è sempre esistita.

Mangiando si parla, si discute, si litiga, si dichiarano intenti.

Ti é mai successo di affrontare un argomento importante durante un pranzo o una cena?

Penso di sì ma chi se lo ricorda! :)

Se devo dire qualcosa di importante o scomoda ho bisogno di ragionarla bene e mi intimidisco quindi spesso preferito la forma scritta.

Non so se oggi sceglierei la tavola come momento per comunicare qualcosa di importante, secondo me dipende molto anche dal tipo di occasioni che si hanno per parlare con le persone care che spesso non prevedono la tavola.

Inoltre se mangio mi piace mangiare quindi preferisco godermi il momento.

Scegli un personaggio del passato o del presente con cui vorresti cenare.

Spiegami perchè l'hai scelto/a.

Cosa gli/le prepareresti?

Mettiamo in conto che ultimamente ho poca voglia di cucinare, quindi sono arrugginita, perciò il pensiero di cucinare per qualcuno mi metterebbe in difficoltà sul momento.

Qualche giorno fa ho rifatto una torta dopo tantissimo tempo ed è stato un mezzo fallimento, poi ho fatto dei muffins con delle farine alternative e sono venuti molto meglio.

In passato ho fatto anche la cuoca e quindi ho una base solida, in più quando tengo molto a qualcuno mi piace osare e improvvisare e il rischio è che venga una schifezza.

Quindi invitare qualcuno a cena per me significa mettere estrema curai nel preparare qualcosa, mostrare una mia qualità e donare una parte importante di me.

Ultimamente ho un nuovo amico con cui condivido il piacere del cibo e per lui mi piacerebbe molto cucinare per lui.

Abbiamo la vera passione per il cibo ed è una cosa che ci unisce.

C'è il progetto di andare insieme a mangiare il crudo qui al mercato di Livorno dove la scelta è enorme rispetto a quella di un ristorante e quindi l'idea di preparo un crudo in cui gli ingredienti di base sono la vera ricchezza mi piace molto.

Credi che il connubio cibo/bellezza estetica/eros sia reale?

Quanto conta per te l'estetica nel cibo?

Qual è secondo te il piatto che incarna la bellezza estetica?

Penso che sia molto importante l'estetica in un piatto, a partire da come si apparecchia la tavola.

Io ad esempio tendo a non farlo e questo è indice della poca cura verso sé stessi.

sto lavorando su questa cosa e ultimamente mi sforzo di mettere almeno una tovaglietta.

La cucina è l'ambiente che preferisco della mia casa e sto lavorando sul tavolo in questo periodo nonostante io abbia uno studio ben attrezzato.

Se fotografassi adesso il tavolo della cucina sarebbe un delirio e sarei cazziata dalla mia assistente Angela.

Oltre a questo mi rendo conto che non i creo uno spazio per i pasti che invece andrebbero curati anche se si è soli a mangiare.

metto tantissima cura nell'apparecchiare per gli altri con piatti, bicchieri, tovagliette, tovaglioli, runner in colori diversi da abbinare anche al cibo.

Per me tutti i piatti possono incarnare la bellezza estetica perchè dipende da come vengono decorati e serviti.

Le cose che mi stanno antipatiche sono le tecniche di nouvelle cuisine con le "sporcat" sul piatto che vengono descritte come salse ma per sentirne il gusto dovrei leccare il piatto.

Bellina la composizione ma il piatto deve essere mangiato quindi tra una cosa troppo sofisticata e un piatto di carbonara buttato lì ma buono preferirò sempre la seconda.

Un alimento che detesti, che non mangi mai o che al sol pensiero ti mette di malumore.

Un alimento che ami, che ti riscalda il cuore e che ti aiuta a riordinare i pensieri.

Un alimento che odio è l'aceto, ha un odore che mi urta molto.

Se al tavolo dove sono viene versato l'aceto rosso nell'insalata non riesco a concentrarmi sul mio cibo.

Il finto aceto balsamico è un'altra cosa che mi infastidisce.

Le buone sensazioni mi arrivano da una buona crema pasticciera e poi la cioccolata che è buona e basta.

L'ideale è provare diverse gradazioni per provare tutte le diverse sensazioni che da al palato.

Anche il vino mi piace e mi conforta.


Completa la frase:

"Cucinare è un gesto ....?"

Può essere ogni cosa, dipende dal motivo per cui si cucina.

Ultimamente per me è un gesto di sopravvivenza, ad esempio oggi ho saltato il pranzo.

Per me non sto cucinando tanto come farei per un altra persona, per la quale sarebbe un gesto di amore e condivisione.

E' qualcosa che per me devo recuperare e devo fare, è una cosa su cui sto cercando di forzarmi.

Qualche giorno fa infatti mi sono preparata dei muffins e sto pensando di fare in casa in germogli o di ricreare il lievito madre.

Questo però cozza con la mia salute, per la quale devo mangiare poco pane.

Devo trovare l'equilibrio tra le due cose.

Qual è la cosa peggiore che tu abbia mai mangiato?

E la cosa migliore che tu abbia mangiato?

Perchè la ritieni la migliore?

Le peggiori sono tante!!!

Dolci presentati come buoni che poi sanno solo di zucchero ad esempio.

Le ostriche mi piacciono ma quando le ho mangiate dopo averle sentite osannare ho pensato che non fossero una cosa così eccezionale e preferisco le cozze pelose.

Tra i migliori piatti più recenti ci sono stati dei carapaci e delle tartare di bovini che sono stati eccezionali.



Ho avuto la fortuna di conoscere Violeta e mi ha colpita per la sua schiettezza e per la sua innata capacità di leggere nelle persone.

Abbiamo parlato di cibo e ho imparato tantissimo da lei anche solo chiacchierando.

Chi ti insegna qualcosa in maniera naturale, durante una chiacchierata, è una persona dall'animo generoso e lei lo è davvero.


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