Intervista Culinaria con Lucia Del Pasqua

9 personaggi, 9 domande e 9 risposte che ci raccontano di loro e del loro rapporto con il cibo, con i ricordi e con le persone.




Lucia Del Pasqua copywriter, content creator, presentatrice televisiva ma soprattutto una delle menti artistiche più geniali e visionarie che ho avuto la fortuna di conoscere.

Qual è il ricordo più lontano che hai legato al cibo?

Che sia positivo o negativo, torna a farti visita e in qualche modo ti condiziona?

Sono due i ricordi legati al cibo.

Il primo è di riflesso perchè è quello che mi raccontano mia mamma e mio papà.

Dicono che da piccola avevo sempre molta fame e loro mi riempivano il biberon con talmente tanti Plasmon che alla fine avevano dovuto allargare tantissimo il buco del ciuccio per potermi far bere Plasmon e latte.

Tutt'ora sono una patita di dolci e di tutto quello che è grassi, carboidrati etc.

Il secondo ricordo è totalmente legato a mia nonna che era una cuoca e lavorava in una trattoria toscana: con lei facevo la pasta fatta in casa, mi divertivo tanto a fare gli gnocchi formando questi serpentelli che poi quando tagliavi assumevano una forma quasi di confetto.

Ne ho tanti di ricordi legati al cibo perché vengo da una famiglia che ama mangiare ma questi sono i primi che mi sono venuti in mente.

Questi ricordi tornano come valore di tradizione della famiglia: a me piace ancora mangiare con la mia famiglia e aspettiamo pur di essere tutti insieme.

Per mio papà è sempre stato fondamentale cenare insieme alle 8 in punto e guai se si arrivava tardi.

Tornando da scuola affamata, da piccola, cosa speravi di trovare da mangiare?

Cosa trovavi?

C'era qualcosa che i tuoi genitori ti preparavano o compravano per farti contenta?

Io facevo uno spuntino molto importante prima di arrivare a casa: una focaccia gigante unta e ripiena di mortadella.

Al momento del pranzo le strade erano due, strada mamma e strada nonna.

La strada mamma era una strada disgraziata dal punto di vista culinario perchè mia mamma non ha mai avuto voglia di cucinare quindi potevo trovare anche tonno e patatine surgelate ad aspettarmi.

La strada nonna che per fortuna era quella che percorrere più spesso, era uno spasso: primo, secondo, dolci fatti in casa, c'era di tutto.

Da mia nonna trovavo sicuramente le tagliatelle e la carne non mancava mai (al tempo ancora la mangiavo) e c'era sempre presente il pane.

Il pane Toscano non mi è mai piaciuto perchè è sciapo però ho sempre avuto l'abitudine fin da piccola di aggiungerci il sale.

A differenza di adesso, che mangio poche cose, al tempo mi andava bene tutto e mangiavo molto.

La cosa che amavo di più era la Coppa Malù che mangiavo rigorosamente partendo dal cioccolato e lasciando la panna per ultima, mi piaceva tantissimo anche il Liuk, quel ghiacciolo con lo stecco di liquirizia e tutte le schifezze in generale.

Mia mamma mi accontentava spesso pur di non dover cucinare e per farmi stare buona altrimenti scleravo.


C'è una persona che quando la ricordi visualizzi in cucina come se appartenesse a quella stanza, se fosse parte di quella?

Chi è?

Qual è l'insegnamento che ti ha lasciato?

La nonna Francesca detta nonna Checchina, che immagino sempre con il grembiule sporchissimo, le ciabatte rotte e i gamberetti a metà perchè era molto alta.

Lei mi aveva insegnato a cucinare, poi ho disimparato perchè ho poca voglia e soprattutto perchè mi piacciono le cose molto semplici.

Il mio piatto preferito è il riso in bianco quindi non serve che io sappia cucinare.

La nonna Francesca è la mia icona di famiglia Toscana, di tradizione, di cibo.

Ho una passione in generale per le persone dai 75 anni in su, loro parlano volentieri con me e io con loro, quindi anche se è una risposta banale per me la mia nonna è l'immagine della cucina e della tradizione.

La condivione intorno al tavolo da pranzo è sempre esistita.

Mangiando si parla, si discute, si litiga, si dichiarano intenti.

Ti é mai successo di affrontare un argomento importante durante un pranzo o una cena?

Sempre.

E' l'unico momento in cui si è tutti insieme, sia da piccoli che da adulti.

Il tavolo da pranzo impone anche una postura impostata e importante che aiuta e invita al dialogo.

Credo che il tavolo da pranzo sia l'unico posto in cui io ho condiviso opinioni, discusso, litigato.

Scegli un personaggio del passato o del presente con cui vorresti cenare.

Spiegami perchè l'hai scelto/a.

Cosa gli/le prepareresti?

Sicuramente un cartone animato perchè sarei curiosa di sapere come si vive a colori essendo un colore lui stesso ed essendo unidimensionale.Direi Pollon che mi sta molto simpatica (a parte la sua voce odiosa), perchè sono appassionata di mitologia Greca e le chiederei di portarmi nell'Olimpo a mangiare con Zeus e consorte.

A Pollon preparerei un budino, perchè me lo ricorda esteticamente.

Credi che il connubio cibo/bellezza estetica/eros sia reale?

Quanto conta per te l'estetica nel cibo?

Qual è secondo te il piatto che incarna la bellezza estetica?

Per me l'estetica è importante in qualsiasi cosa.

Anche quando mi preparo il riso bianco ricerco l'estetica: sulla cima deve avere tutto il parmigiano, non mi piace vederlo tutto bianco e quindi aggiungo del pepe nero, non metto l'olio a caso ma cerco l'armonia.

L'estetica quindi è fondamentale anche nel cibo.

Un alimento che detesti, che non mangi mai o che al sol pensiero ti mette di malumore.

Un alimento che ami, che ti riscalda il cuore e che ti aiuta a riordinare i pensieri.

Mi fa schifo la carne anche solo a vederla o a sentirne l'odore.

A 18 anni è successo che ho visto della carne, mi sono sentita male e ho vomitato e da lì non l'ho mai più mangiata.

Le cose che mi piacciono invece sono tantissime ma soprattutto la pizza Napoletana, tutti dolci del mondo.

Completa la frase:

"Cucinare è un gesto ....?"

Meditazione.

Richiede concentrazione, non ti puoi distrarre, devi avere poca gente intorno.

Io non posso avere distrazioni intorno a me se cucino.

Qual è la cosa peggiore che tu abbia mai mangiato?

E la cosa migliore che tu abbia mangiato?

Perchè la ritieni la migliore?

Dato che sono diventata molto schizzinosa negli anni, estirpo il problema alla radice e non mangio quello che non mi ispira esteticamente o all'odore.

Quindi è difficile che io mangi qualcosa che non mi piace perchè evito proprio.


L'ultima cosa migliore che ho mangiato sono le cipolline in agrodolce della nonna di Leonardo, la zuppa di cipolle della mia host di Air B&B e le puntarelle con le acciughe (che io non sapevo nemmeno cosa fossero) sempre di questa signora che mi ha ospitata.

A me di solito nemmeno piacciono le cipolle ma erano davvero piatti perfetti, creati con esperienza.

Il fatto che Lucia mi abbia parlato del cucinare come di un gesto di meditazione mi ha molto colpita.

Per lei l'idea di lavorare in una cucina con la pressione delle persone intorno e l'ansia della prestazione è qualcosa di estremo.

Effettivamente chi ci è dentro spesso la vive come una condizione naturale ma l'atto del cucinare dovrebbe appartenere ad una sfera più intima e calma.

Cucinare dedicando tutte le attenzioni a quello che si sta facendo: occhi, naso, orecchie, mano e cuore.

Anche nel fare un semplice riso in bianco bisogna mettere cura e dedizione, così non sarà solo "preparare da mangiare" ma effettivamente "cucinare" e sono due cose ben diverse.

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