Intervista Culinaria con Daniele Bossari

9 personaggi, 9 domande e 9 risposte che ci raccontano di loro e del loro rapporto con il cibo, con i ricordi e con le persone.



Daniele Bossari conduttore televisivo e radiofonico, mio personale idolo dell'adolescenza e celiaco come me.

Qual è il ricordo più lontano che hai legato al cibo?

Che sia positivo o negativo, torna a farti visita e in qualche modo ti condiziona?

Il primo impatto con il cibo è stato un po' traumatico perchè i miei genitori hanno scoperto quando avevo 6 mesi la mia celiachia, al momento dello svezzamento.

Avevo iniziato a stare male e 45 anni fa non si conosceva la celiachia e individuarla è stato molto difficile, sono stato salvato in extremis.


Tornando da scuola affamato, da piccolo, cosa speravi di trovare da mangiare?

Cosa trovavi?

C'era qualcosa che i tuoi genitori ti preparavano o compravano per farti contento?

I miei genitori hanno sempre lavorato entrambi quindi a pranzo non li vedevo quasi mai.

Era mia nonna che cucinava.

Mi piaceva il riso in tutti i modi quindi tornando a casa speravo di trovare questo.

Amo il riso in bianco, con un chilo di formaggio ancora meglio.

C'è una persona che quando la ricordi visualizzi in cucina come se appartenesse a quella stanza, se fosse parte di quella?

Chi è?

Qual è l'insegnamento che ti ha lasciato?

Questa domanda per me è difficile perchè non ho mai avuto grande passione per la cucina e quindi non è mai stato un luogo importante per me, forse anche per le mie limitazioni dovute alla celiachia.

Sicuramente direi la mia nonna per i motivi detti prima: era lei a cucinare per me e i miei primi ricordi legati al cibo sono tutti con lei.

Il profumo del sugo la mattina, la tradizione contadina dell'epoca: gli animali del cortile erano la materia prima freschissima che avevamo a disposizione e a cui dovevamo porgere il giusto rispetto anche nel momento in cui diventava cibo.

In questo modo si imparava a relazionarsi con la vita animale e a rispettarla: questo era un concetto sacro.

Non avevo nella mia famiglia cuochi straordinari ma avevo la fortuna di vedere la tradizione messa in tavola.

Le vere soddisfazioni con il cibo sono arrivate più tardi, da adulto, ma continuo comunque a preferire le cose tradizionali ai piatti gourmet.

Per me il top è il riso al ragù di mia nonna.

La condivione intorno al tavolo da pranzo è sempre esistita.

Mangiando si parla, si discute, si litiga, si dichiarano intenti.

Ti é mai successo di affrontare un argomento importante durante un pranzo o una cena?

Quello è un momento sacro.

É il momento in cui ci riuniamo e parliamo di tutto, ci raccontiamo.

Non potrei mai rinunciarci.

Oltre alla possibilità di apprezzare il cibo con maggiore lentezza, quello intorno al tavolo è il momento per il confronto vero, con il telefono da parte e la totale dedizione alla comprensione reciproca.

Scegli un personaggio del passato o del presente con cui vorresti cenare.

Spiegami perchè l'hai scelto/a.

Cosa gli/le prepareresti?

Essendo una persona curiosa ho tanti miti personali che vanno dalla scrittura, all'arte, al cinema, alla musica.

In questo momento mi viene da dire Robbie Williams perchè ho visto che è qui a Milano.

L'ho intervistato tanti anni fa ed ed essendo mio coetaneo parlerei con lui di nuovo ora per confrontarmi dopo tanti anni con una persona che ha la mia età ma che ha fatto una vita molto diversa dalla mia.

Una vita di eccessi la sua, ma so per certo che è una persona molto sensibile e intelligente.

Cercherei un confronto sincero.

Non cucinerei io per lui perchè sono negato ma cercherei uno chef o un catering che prepari qualcosa di speciale creato sulle sue esigenze e intolleranze ma che rispecchi la tradizione Italiana e i prodotti del nostro territorio.

Credi che il connubio cibo/bellezza estetica/eros sia reale?

Quanto conta per te l'estetica nel cibo?

Qual è secondo te il piatto che incarna la bellezza estetica?

Per me l'estetica conta tantissimo.

Non bisogna per forza essere un Masterchef per capire che una cosa sgradevole alla vista ti blocca subito e ti fa avere una sorta di pregiudizio verso quel piatto.

Apprezzo la bellezza unita a genuinità, il cibo sincero e ben presentato.

Arriva prima la vista, poi l'olfatto e infine il gusto.

L'estetica, il profumo e il sapore devono corrispondere.


Un alimento che detesti, che non mangi mai o che al sol pensiero ti mette di malumore.

Un alimento che ami, che ti riscalda il cuore e che ti aiuta a riordinare i pensieri.

Il coriandolo è il mio ingrediente proibito.

Un'altra cosa per cui ho un trauma è un piatto regionale: l'anguilla.

Avevo 5/6 anni quando mia nonna mi servì un pezzo di anguilla che ancora si muoveva e da qual momento per me è disgustosa, non riesco nemmeno più a guardarla in televisione quando viene preparata da qualche chef.


Amo il cioccolato, di tutti i tipi.

Se voglio strafare scelgo quello al latte mentre se cerco l'essenza, la purezza, scelgo il cacao puro, così modo posso analizzare la rosa di sapori mentre si scioglie in bocca.

Il mio preferito in assoluto è il nocciolato.

Il cioccolato è il mio comfort food del momento, apprezzo tantissimo il picco di piacere che è capace di dare e l'effetto di benessere immediato che regala.



Completa la frase:

"Cucinare è un gesto ....?"

É il gesto d'amore più forte che una persona possa fare.

Nutrire un'altra persona mettendo nella metodologia, negli ingredienti e nel piatto, la cura e i sentimenti che si provano è qualcosa di potente.

Chi mangerà quel piatto sentirà tutto questo: è un'alchimia.

Cucinare è un gesto d'amore supremo e io questa cosa la percepisco tantissimo.

Lo trovo anche un gesto molto sensuale: chi cucina è super sexy.

Anche cucinare per sé stessi è un gesto d'amore, è un modo di affermare la propria personalità.

Qual è la cosa peggiore che tu abbia mai mangiato?

E la cosa migliore che tu abbia mangiato?

Perchè la ritieni la migliore?

La cosa peggiore è l'anguilla di cui parlavo prima.

Mi sono rifiutato di assaggiare gli insetti (cosa che invece mia figlia ha fatto).

Ricordo una cena a Roma in cui un'amica mi aveva raccomandato di assaggiare la " Pajata".

Io non so se il problema sia stato il fatto che in quel ristorante non fossero attrezzati per i celiaci, ma la realtà è che mi hanno servito un piatto tondo con al centro solo questo intestino arrotolato.

L'immagine è stata talmente terribile che mi sono rifiutato di mangiare.

Un'altra cosa che non sono riuscito a mangiare sono stati i ribs di coccodrillo quando ero in America.


I piatti migliori che ricordo invece non sono stati quelli di chef stellati ma sono stati tutti molto semplici e veri.

Ricordo perfettamente il cinghiale cucinato per me da amici Umbri: straordinario.

Daniele condivide con me la storia con la celiachia, per entrambi iniziata con la nostra nascita.

E' stato interessante ritrovarmi nei suoi racconti sull'infanzia e nel trauma avuto con il cibo proprio nel periodo in cui si inizia a conoscere la cucina.

Daniele non cucina ma comprende profondamente il significato che il nutrire gli altri porta con sé.

Non importa dunque essere grandi chef per saper cogliere la bellezza che il cibo può' offrirci, basta imparare a riconoscerla.